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IL CARNEVALE e le sue tradizioni culinarie


Anche quest'anno siamo già a Carnevale, e forse mai come ora, la gente ha davvero bisogno di uscire e immergersi nel clima giocoso e scherzoso di questo periodo. Dopo la pandemia che ancora preoccupa, e la minaccia di una guerra al confine Europeo, oggi pensiamo a staccare la testa, torniamo indietro di un paio di anni, e pensiamo alle sfilate ai costumi, ai coriandoli che si infilano ovunque e alle buonissime tradizioni culinarie delle nostre regioni, facciamo finta per un giorno di essere tornati davvero alla normalità.






Carnevale vecchio e pazzo s’è venduto il materasso per comprare pane, vino, tarallucci e cotechino.

E mangiando a crepapelle la montagna di frittelle gli è cresciuto un gran pancione che somiglia ad un pallone.

Beve, beve all’improvviso gli diventa rosso il viso poi gli scoppia anche la pancia mentre ancora mangia, mangia.

Così muore il Carnevale e gli fanno il funerale: dalla polvere era nato e di polvere è tornato.

(Gabriele D'annunzio)


Il carnevale è famoso in Italia e nel mondo per la possibilità, attraverso la maschera, di essere chi si vuole per un giorno, che sia un personaggio di fantasia tratto dalla letteratura da un film, ma anche che rappresenti una parodia di cio che accade nella vita quotidiana.

Sappiamo che ogni città ha le sue tradizioni che possono riguardare maschere tradizionali, sfilate, carri, feste in maschera ma anche tradizioni culinarie.


UN PO' DI STORIA

La parola Carnevale deriva dal latino "Carnem Levare" e significa "eliminare la carne". Il carnevale infatti si inserisce nella tradizione cattolica come momento di festa che precede la quaresima , un periodo di digiuno e di astinenza in attesa della Pasqua dove ,soprattutto in passato, si evitava di mangiare la carne.

anche se oggi si inserisce nella tradizione cattolica, le sue origini hanno radici che richiamano festività molto antiche come i Saturnali Romani e Dionisiache Greche. Per i romani Saturno era il Dio dell'età dell'oro un periodo felice in cui regnava l'uguaglianza e tutto cio veniva festeggiato con balli, canti e tutto era fatto in chiave scherzosa, richiamava il mondo alla rovescia dove almeno per qualche giorno, tutti gli obblighi sociali e di classe erano sovvertiti. Il carnevale dal punto di vista storico viene considerato come periodo di festa e di rinnovamento. Nel medioevo i festeggiamenti sono stati ridimensionati dalla chiesa, che hanno lasciato spazio a rappresentazioni di compagnia di attori in maschera. Il momento clou della festa era l'uccisione di un fantoccio che rappresentava i mali dell'anno passato e un buon augurio per il nuovo....

A seconda delle diverse regioni, viene celebrata in svariati modi seguendo le tradizioni e il folklore che si tramanda da secoli. Il carnevale in Italia assume le tinte delle città che lo rappresentano ogni anno con originalità e sentimento. Dovrebbe finire generalmente il mercoledì delle ceneri, dopo martedì grasso, ma in molte zone è stato esteso fino alla domenica.

In città come Venezia, che ha fatto del carnevale una sua cifra, i festeggiamenti e le baldorie andavano avanti per settimane. Tutto quello che facevano quando i festaioli indossavano le maschere mentre i loro volti erano coperti, non contava.


LE MASCHERE




La parola maschera deriva dall'arabo Mascarà che sisgnifioca scherno, Satira.

la tradizione dei travestimenti di Carnevale è legata alla cultura greco-romana: gli antichi infatti avevano l'abitudine di mascherarsi per nascondere la propria identità, a feste di questo tipo infatti venivano sovvertite le classi sociali e mantenere l'anonimato permetteva di trasgredire in piena libertà


Arlecchino, Brighella e Meneghino

Arlecchino e Brighella sono due maschere di Bergamo. La storia di Arlecchino è quella di un bambino povero che deve partecipare a una festa in maschera a scuola. La mamma non ha soldi per la stoffa, così gli amici decidono di donargli i pezzi di stoffa di scarto del loro vestito. La mamma di Arlecchino mette così insieme un vestito coloratissimo, fatto di tanti pezzi di stoffa diversi: il costume di Arlecchino, appunto. Questa maschera viene rappresentata nella commedia dell’arte come un servo pigro, sempre pronto a trafficare qualche imbroglio. Purtroppo per lui i suoi traffici finiscono sempre male.

Brighella, invece, è il classico servo furbo. Sempre pronto ad attaccare briga e a imbrogliare il prossimo.

Agli antipodi di queste maschere, troviamo Meneghino, originario di Milano. Il personaggio di Meneghino è quello di un uomo di buon senso, saggio e che si diverte a prendere in giro i nobili e gli aristocratici per i loro vizi.


Colombina e Pantalone

La maschera di Colombina è nata a Venezia e nella tradizione è la moglie di Arlecchino. Rappresentata come serva scaltra, Colombina è sempre in combutta con la sua padrona per intrighi amorosi e non. A farle la corte, inutilmente, c’è Pantalone, altra maschera veneziana. Pantalone rappresenta il ricco mercante, un po’ in là con gli anni, ma che non rinuncia a provarci con tutte le donne che incontra. È rappresentato sempre con una borsetta piena di monete ed è famoso per la sua avarizia.


Gianduja e Capitan Spaventa

Giunduja e capitan Spaventa rappresentano rispettivamente le maschere del Piemonte (Torino) e della Liguria. Gianduja è il popolano bonaccione, amante del vino (spesso viene rappresentato con un boccale in mano) e del buon cibo. È una maschera allegra caratterizzata però dall’essere sempre distratta e un po’ passaguai. Capitan Spaventa, invece, è uno spadaccino innamorato. Molto pieno di sé, non si separa mai dalla spada, e si vanta di essere un abile combattente. Come maschera viene presentato come sborone e vanaglorioso.


Sandrone e Ballanzone

L’Emilia-Romagna ci offre due altre maschere storiche. La prima è Sandrone, originaria di Modena, questa maschera di carnevale rappresenta il contadino furbo e scaltro, ma dalle umili origini. Una caratteristica del personaggio è quella dell’incapacità di parlare un italiano corretto, nonostante il tentativo di darsi un’aria colta e un lessico forbito, con effetti decisamente comici.

La maschera di Balanzone, invece, nasce a Bologna. Rappresenta l’avvocato o il medico che dispensa consigli e vuole proporsi come persona di cultura. Il suo latino, però, è maccheronico e i suoi discorsi sono prolissi e pieni di parole auliche, ma senza senso.


Stenterello e Burlamacco

Stenterello è la maschera di carnevale di Firenze. Saggio e ingegnoso, Stenterello rappresenta il popolano fiorentino, sfortunato ma sempre allegro e pronto ad affrontare la vita con ottimismo, nonostante la sorte avversa.

Burlamacco, invece, è la maschera del carnevale di Viareggio, probabilmente quella inventata più di recente, negli anni 30 del novecento. Il suo vestito e la sua rappresentazione prende in prestito un po’ dagli abiti delle altre maschere e vuole essere un omaggio al martedì grasso e alla tradizione italiana.


Rugantino e Meo Patacca

Anche il Lazio, e nello specifico Roma, offrono alla tradizione delle maschere di carnevale due personaggi. La più famosa è quella di Rugantino, vestito da gendarme, in verità rappresenta il popolano bonario, amante dei buoni sentimenti e della giustizia, anche se un po’ pigro. A fargli da contraltare Meo Patacca, attaccabrighe, sempre armato di fionda e di coltello. Meo Patacca è la rappresentazione del bullo incline alla rissa e allo scontro.


Pulcinella e Tartaglia

Pulcinella è la maschera di carnevale napoletana, probabilmente tra le più antiche d’Italia. In genere viene rappresentato come un servo, svogliato e sempre alla ricerca di sotterfugi per non lavorare e magari guadagnare qualche soldo. Tuttavia è abbastanza ingenuo e bonaccione e per quanto si ingegni, combina sempre guai, anche se con po’ di estro riesce a cavarsela. Meno nota, come maschera napoletana, è invece Tartaglia. Balbuziente e goffo, Tartaglia rappresenta l’avvocato, spocchioso e umanamente povero di contenuti.


Farinella e Beppe Nappa

Farinella e Beppe Nappa sono rispettivamente i simboli del carnevale di Putignano, in Puglia e di Sciacca, in Sicilia. Farinella deriva il nome da una farina tipica di Putignano e rappresenta le caratteristiche del popolo del luogo. Beppe Nappa, invece, è un servo svogliato, vestito con abiti troppo lunghi e rattoppati e che viene sempre preso in castagna e punito per i guai che combina.


Vediamo quindi, come detto sopra, che le maschere non sono altro che la parodia e la rappresentazione della vita vera dei vizi e delle virtu' del popolo.


LE TRADIZIONI CULINARIE

Ovviamente oltre a fare festa si mangiava e si beveva e esistono molti piatti succulenti che si sono distinti da regione a regione come è vario il numero di maschere cosi è vario il numero di piatti.

Esistono piatti salati legati alla tradizione del carnevale, ma a farla da padrone sono sicuramente i doldi.


Piatti salati

Sono tutti piu o meno simili dalle varie lasagne alle torte ripiene. Dall'uso di ricotta e pasta per fare timballi.

Uso della ricotta dei fagioli, delle verdure a foglia larga, fave, ravioli. Dei minestroni insaporiti col lardo di maiale. Il pane insaporito con i cigoli. Il migliaccio una torta fatta di ricotta farina di semola e limoncello. Una sorta di cheesecake leggera e croccante.


Su tutta la penisola a farla da padrone nel periodo di Carnevale sono Comunque i dolci, generalmente fritti e affogati nel miele o nello zucchero a velo.

Facciamo una panoramica di queste prelibatezze.


LA CICERCHIATA

Tipico delle regioni del centro Italia come Marche,Abruzzo, Molise e Umbria. Si tratta di un dolce fritto, le cui origini risalgono al medioevo. Il nome deriva dalla forma che ricordano quella dei legumi. Non sono altro che deliziose palline fritte scolate e condite con del golosissimo miele. Gli ingredienti sono semplici e si trovano nelle nostre dispense: farina, uova, zucchero, burro, olio e miele. C'è anche chi profuma l'impasto con liquore all'anice, al mandarino o al limoncello e condisce le palline con pezzetti di frutta candita. Molto simili agli struffoli Napoletani del periodo di Natale.



LE CASTAGNOLE

Tipico di regioni come Lazio, Emilia Romagna e Veneto. Il nome deriva dal fatto che la sua forma ricorda quella della castagna. Anche in questa tradizione prevede che il dolce sia fritto in olio bollente. A seconda dei gusti potete gustarle semplici o ripiene cioccolata o di crema. In alcune zone d'Italia sono chiamate Favette.



LE FRAPPE

Sono il dolce di carnevale per eccellenza a seconda della regione cambiano nome: chiacchere, bugie, frappe, crostoli e altre mille varianti. Originarie della Campania, anche se ormai sono diffuse in tutta Italia. i

Infatti queste ricette cosi simili risalgono al periodo in cui l'Italia era tutta riunita sotto un'unica influenza quella romana....La forma ricorda quella di un fiocchetto e gli ingredienti sono quasi per tutte le ricette simili. In questa sono: uova, farina, lievito e zucchero.



LE FRITTELLE DI MELE

Tipico del Trentino Alto Adige. Le varietà di mele solitamente utilizzate sono le Golden e le Renette. La storia di questo dolce si perde nella notte dei tempi nei monasteri altoatesini già 5 secoli fa. Non sono altro che mele pastellate e fritte.



LE ZEPPOLE DI SAN GIUSEPPE

Le zeppole di San Giuseppe sono un dolce tipico Partenopeo usato per celebrare sia il carnevale sia la Festa di San Giuseppe. In origini erano semplici frittelle fritte senza farcitura con un semplicissimo impasto fatto di uova, farina, acqua, sale e zucchero. oggi si presenta nella sua veste classica condita con golosa crema pasticciera e un' amarena sciroppata come decorazione.



Anche questo martedì grasso volge al termine, in anni davvero difficili, e anche stavolta mi ritrovo a chiedermi ma se potessimo tornare tutti bambini vedremmo questa festa allo stesso modo o la vedremmo nonostante le difficolta come un pugno di coriandoli colorati da inseguire? da conservare in tasca e portare a casa insieme ad un po' di quella magia, e anche malinconia, che caratterizza questo periodo. fatto di temperature rigide che stona quasi con i colori delle maschere. Anche nello scoprire piu' a fondo questa tradizione mi stupisco sempre di piu' degli italiani e dell'Italia. Un Italiano spesso dissoluto e non sempre modello di rettitudine, ma con una grande cuore con una grande fantasia ed inventiva, che si rispecchia anche nella cucina, in cui con pochi ingredienti, spesso gli unici che le famiglie allora si potevano permettere riuscivano a creare dei gusti unici, e portare nonostante tutto allegria in tavola, nonostante la miseria, nonostante la guerra, nonostante tutto. L'augurio che ci faccio in questo martedì grasso del 2022 è di riuscire a riavvicinarci come persone vincendo quelle distanze che due anni di pandemia ci ha lasciato.


" Continuo a pensare che il Carnevale sia la conferma ufficiale del profondo bisogno di non essere noi stessi almeno per un giorno"

ma non indossiamo una maschera tutti i giorni? e se questa volta, per carnevale, scendessimo in strada senza questa volta ?.......

BUON CARNEVALE A TUTTI






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